mercoledì 23 ottobre 2013

Sogno



Seguo i miei piedi
senza cercare segni
domande mal riposte
E in quel silenzio
di un passo dopo l'altro
arrivo al mio mare
Ritrovo anche il caos
che è limpido fluire
senza sbavature
Rallento il ritmo
per osservare l'onda
impressa sulla sabbia
Quando mi sveglio
sono ancora qui
con occhi ben aperti


mercoledì 16 ottobre 2013

Tu eri


  1. Inaspettato e improvviso
    arriva quel singulto
    mentre gli attimi peggiori
    si aggrappano all'anima
    travestiti da ricordi
    Di conseguenza le lacrime
    e ancora quel dolore sordo
    di un'assenza infinita
    mentre guardo le mie
    mani che sono le tue
    Tu eri l'imperfetta sintonia
    dell'intelligenza capace
    di uscire dal luogo comune
    di elevarsi e trasformarsi
    in amore circolante
    Io ero l'impotenza
    che si faceva squarcio
    e carezza lacerante
    racchiusa in un sorriso
     

sabato 12 ottobre 2013

L'onda anomala


Non ditemi vi prego
del mare assassino
o della distrazione
che ne fa macelleria
Se poi il fratello
sta in agguato
con un pugnale in mano
Cavilli di legge
e tempi ristretti
sono solo convenzioni
in assenza di volontà
E quell'onda anomala
è pecora travestita
da famelico lupo
indifferente e immune



venerdì 11 ottobre 2013

Attorniata da stelle


Mi accuccio in un angolo
per osservare meglio
ciò che non mi piace
e crea un piccolo disagio
al centro dello stomaco
Ascolto cascate di parole
e ricompongo discorsi
che non mi permettono
di vedere l'essere
che al contempo non è
E finalmente il cielo
si apre nel silenzio
mio alleato compagno
di un lunghissimo viaggio
dove semplicemente sono


giovedì 26 settembre 2013

Ridisegnare il cielo


Sono strascichi di polvere
e non code di stelle
solo attimi di conferma
del più assoluto vuoto
che mi ritrova distante
Cose di poco conto
velocemente eliminate
dalla punta di uno straccio
che non sa trattenere
quello che non serve
Ridisegnare il cielo
cambiando le forme
alle nuvole in viaggio
affinchè siano leggere
di linguaggi onirici
che traboccano i giorni

venerdì 13 settembre 2013

Vivo mondi

Che posso fare
se il cuore trabocca
di tinte accese?
Assecondare piano
quel movimento
e la mano lieve
che disegna onde
Essere oltre sè
per raccontare
di veglie dolorose
e sogni appaganti
Chiudo gli occhi
solo per un attimo
ed è così
che vivo mondi

martedì 3 settembre 2013

Le due epoche della Cina

 
Mo Yan – Le rane – 382 pagine. Einaudi 



Se una cultura è millenaria, niente distruggerà davvero le sue radici. Questo emerge dall’ultimo libro del Nobel della letteratura Mo Yan che narra la storia di un villaggio, e dei suoi abitanti, della Cina agricola tra due epoche, subito dopo la rivoluzione culturale di Mao e ai giorni nostri. E lo fa, in particolare, tracciando un personaggio, una donna, la zia del protagonista Girino (nome d’arte scelto dal protagonista che vuole diventare un commediografo e scrivere un’opera alla maniera di Sartre), Wan Xin una levatrice, un’ostetrica che all’inizio farà nascere molti bambini, poi dedicando la sua vita al partito e alla rivoluzione culturale di Mao, abbraccerà la filosofia della pianificazione delle nascite. Praticherà aborti, anche oltre il termine e per questo diverse sue pazienti moriranno, compresa la prima moglie di Girino. Del resto la pianificazione era stata programmata per migliorare le condizioni di vita dei cinesi, ma lo scontro con una cultura di tipo agreste e al contempo millenaria che vede nel Cielo una volontà precisa, quella di unirsi alla terra per dare vita, qualcosa che per i cinesi viene considerato sacro. Superata la pianificazione però, le condizioni cambieranno per molti cinesi che non saranno più obbligati a limitare il numero dei figli, ma anzi. La stessa Wu Xin (e Xin in cinese mandarino vuol dire cuore) ritornerà a far nascere bambini, contemplando il miracolo della vita. Wan Xin è famosa tanto che l’interlocutore del protagonista, che è il signor Sugitani, chiede a Girino di scrivere una commedia con le sue gesta. La zia del protagonista è spesso paragonata alla venerata dea della fertilità Niann Gniang. E alla fine del libro, ci saranno appunto nove atti della commedia dove il lutto, la nascita, l’amore e la ricerca della felicità, oltre che del benessere, saranno i temi principali nel cambiamento d’epoca.
Dal punto di vista narrativo, Mo Yan ha usato diverse tecniche narrativa, dall’epistola alla sceneggiatura, miscelando in giuste dosi gli argomenti trattati con gli artifici letterari. E la Cina, la rivoluzione di Mao e le diverse epoche, sono messe in evidenza nei loro chiaroscuri. Mo Yan non dà giudizi definitivi, semplicemente narra e si limita a registrare le luci e ombre di un periodo, a volte travagliato e di un paese che ancora oggi non ha raggiunto un reale equilibrio, perso nella crescita esponenziale, non tanto demografica, ma economica. Non si può giudicare, perché nonostante tutto, nonostante le critiche anche feroci mosse ad alcune decisioni politiche, Mo Yan ama il proprio paese e lo fa amare al lettore che si perde tra le vicende di un villaggio di contadini, ricchissimo di usanze descritte fin nei minimi particolari. I suoi personaggi pensano spesso ed in loro emergono le passioni tipicamente umane, eppure quasi tutti si lasciano in un certo senso trasportare dal vento ineluttabile di un destino, come se implicitamente accettassero quello che la vita propone loro. Più che giudicare, c’è il tentativo di descrivere e di far capire un’epoca, a volte contraddittoria, dove la famiglia appare come un valore assoluto e indissolubile. I propri familiari si amano a prescindere, così come i propri amici, indipendentemente o quasi, dagli atti che compiono. La famiglia è intesa nel senso più allargato del termine, ma è comunque qualcosa che fa parte dell’uomo, per Mo Yan, più di quanto possiamo pensare.